dov’è Mario (Kultural Vs Kafonal)

ho adorato questa serie, l’ho trovata geniale, lucida, veramente sensata. ed è complicato alzare così il livello quando c’è la massa che ogni giorno si prepara al salto in TV scrivendo battute in 140 caratteri. ma Guzzanti ha messo nel sacco tutti, l’intellettuale con la “r” francese che pubblica ma non vende, che fa l’inclusivo a ogni costo ma in privato definisce “feccia” la “feccia”, e  il popolo delle battute volgari, menefreghista e becero che d’estate va a votare al Festival di Nepi come massima espressione di creatività.

nel bipolarismo di Mario, al contrario di ciò che scrive il giornalista qui:  http://www.huffingtonpost.it/2016/06/16/guzzanti-dove-mario_n_10497636.htm, non vince Bizzio, nel gioco di specchi da alcuni più semplicemente definito “pirandelliano gioco delle parti”, perdono e vincono entrambi. e non è un caso che il povero Mario Bambea trovi il successo grazie a Bizzio, perché la tragedia sia equivalente. perché se da un lato l’intellettuale non muove lettore, la volgarità sì, ed è proprio questo il dramma, che se anche è chiara l’impotenza dello scrittore a coinvolgere il lettore medio basso, c’è il desiderio da parte del pubblico di “elevarsi” ma senza fare sforzi, e lo evinciamo  dal linguaggio forzatamente “corretto” della strepitosa Emaneuela Fanelli, Cinzia, la quale di fronte alla scoperta della vera identità di Bizzio come Mario Bambea, infatti, si arrende.

Guzzanti ha alzato il livello non solamente grazie alla scrittura, ma per il ritratto spietato di una società composta da individui che di fatto pensano soltanto a loro stessi: gli amici che sono amici finché sei in auge, i medici alternativi che se è il caso ricorrono a psicofarmaci e manicomi, e saluto qui il bravissimo Nello Mascia, la miseria d’idee dei comici di oggi che succhiano vita come parassiti ai personaggi pubblici.  Guzzanti alza il livello del “prodotto” per aver messo assieme Professionisti di talento e tradizione, misurati e smisurati come  l’impresario Faglia di cui è pieno il mondo, cui qualcuno, in questo caso il bravissimo Nicola Rignanese, ha dato voce ed espressioni.

per una volta, la “satira” sottolinea il divario e la vicinanza tra i due mondi in lotta nel nostro Paese: KULTURAL E KAFONAL; l’impossibilità di trovare un punto di contatto tra quelli che scattano fotografie orrende senza saperlo, e quelli che glielo fanno notare.

 

 

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