compassione non è solidarietà

ci ragionavo stanotte, durante la rituale toilette, che la compassione tanto sbandierata sui social comincia a starmi sul culo.
nonostante rifiuti categoricamente di capire come funziona il “piuttosto che”, la Massa ha imparato, ma forse si tratta di DNA cattolico, che a mettere una faccina triste non si sbaglia mai, a ripostare l’articolo sul poverino delle bolle di sapone nemmeno, e certo è meglio che muovere il culo e andare di persona a prendere a pizze in faccia chiunque lo abbia offeso.
è ovvio che il giorno della festa della mamma la foto di mamma profuga ottiene almeno 100 like.

quando si tratta di umanità, l’azione del piccolo è grande e il pensiero del grande assai piccolo, e non lo dice T’ien T’ai e lo sanno anche le guarnizioni vecchie delle macchinette dal caffè; nel darsi una mano non è il pensiero compassionevole che conta, quello vale dopo morti, ma è l’azione.
certo che oggi già pensare alle disgrazie altrui provando dolore e non un senso di superiorità per essere in condizioni migliori è già un miracolo, ma muovere un dito per alleviare il dolore altrui è quasi santità.

solidarietà, sostantivo inventato dai cugini mangia baguette, è azione gratuita a favore degli altri, è impegno etico e sociale, che nulla ha a che fare con la preghiera.
la solidarietà è laica, attiva, immediata.
solidarietà, oggi, non vuol dire soltanto fare donazioni e adozioni a distanza, che comunque servono, ma parlare con l’amico imprenditore che sta fallendo e organizzare per lui una raccolta fondi per pagarsi le spese del tribunale, è andare al concerto del musicista bravissimo anche se è martedì e riempirgli il locale.
comprare libri, e leggerli, e parlarne agli amici in pizzeria, anziché raccontarvi l’ultima serie di Gomorra, giacché a guardarvi da qui sembrate tutti letterati.

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8 pensieri su “compassione non è solidarietà

  1. Assai d’accordo, specie sui concerti al martedì. Perché le persone non ascoltano la musica, di martedì? E perché si rimbesuiscono davanti alle magnifiche serie tivù americane ovvero italiane?
    No, e poi uno si lamente se la droga distrugge le generazioni nel mondo, veh

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  2. io da giovane stavo sempre nei locali al martedì. anche perché si rimediano ottime storie di sesso con musicisti talentuosi al martedì, giuro, direi fino al venerdì. poi al venerdì c’è troppa gente e e il musicista è preso dal proprio ego e non dalla femmina che miagola al tavolo.

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  3. Femmine che miagolano al tavolo? Può essere nelle grandi città (Londra, NY, forse Parigi, anche)
    In Italia, non si ricorda averne viste poi tante

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    • infatti io sono stata molto amata da localari come Gianpiero Rubei, o anche Picchi Pignatelli (che il Signore li abbia in gloria), che conobbi quando avevo solo 14 anni, al Musc in la notte in cui sedetti sulle gambe di Chet a bere una birra. i maschi migliori come dice anche la mia amica Justine li trovi nei locali di jazz. 😉 ma ormai non miagolo più nei locali. soltanto a casa.

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  4. Sai quale giusto fattore discriminante colpisce l’azione? Una malafede cocente e senile che colpisce un po’ tutti. Perfino il malato che soccorro quando faccio servizio per il 118 in Croce Rossa, che pensa che in qualche modo prenda dei soldi dalla mia attività

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