preferisco senza

sono miope ma preferisco guardare il mondo da vicino, finché distorce, o semplicemente immaginarlo, piuttosto che dare a ognuno la sua maschera effettiva.
nell’opacità non distinguo occhi né sorrisi, vedo silhouette cui attribuisco un’età possibile, sagome sempre eleganti.

metto in atto tattiche di sguardi con persone sbagliate, entro nelle automobili di gente in attesa davanti alla stazione, saluto affettuosamente chi non conosco e passo con indifferenza davanti a chi ha invece per me un’importanza strategica, qualcuno che dovrei magari omaggiare, davanti al quale mi dovrei genuflettere e che invece evito, passando oltre, avviandomi al buffet.

la mancanza di messa a fuoco favorisce l’illusione di avere davanti una platea immensa sebbene ci siano tre spettatori.
fiori e uccelli centuplicano tra cielo e terra.
la luna è sempre più grande, e mi parla.

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