morte apparente

non ti vedo mai. in tanti anni, forse dalla fondazione di FB Italia, non hai mai messo un like sulla mia bacheca, alla foto di quand’ero bimba, a quella del mio matrimonio.
mai letto un mio post, mai commentato, mai delle congratulazioni formali per l’uscita dei miei libri.
non bisogna fidarsi delle morti apparenti.
credere che se qualcuno non interagisce non ci stia osservando, emettendo giudizi dalla sua cattedra di amministrativo o di professore, di statale comunque, perché lo statale come lo scrittore ha un mucchio di tempo libero, ecco perché poi si pubblicano romanzi che sembrano verbali di assemblea.
non credevo neppure mi seguissi su FB, anzi, non credevo nemmeno esistessi.

insomma ieri, e lo faccio ogni tre quattro mesi, dico ciò che penso della prosaccia di un tale Vincenzo Cannova, sicuramente un ottimo suonatore di launeddas, che spiace dirlo ma a mio avviso e per mio gusto, scrive una gran quantità di banalità e sdolcinatezze che su twitter ovviamente vanno alla grande.
cos’è?, se si esprime un’opinione si va in galera?
o c’è la libertà di parola.
o devo andare a picchiare chiunque scriva male di me.
la critica è auspicata da chi pretende di fare arte.
ho detto ciò che direi se vedessi gente accalcarsi su un libro di poco conto, a costo di beccarmi dei “si faccia i fatti suoi”. o se vedessi un bambino mettere i piedi sul sedile di un treno!
perché i gusti vanno guidati, gli ineducati portati all’ordine, perché c’è chi sa e chi no.
lo dico perché è mio dovere urlare alla Massa che anziché leggere lui, se si è affranti da mal d’amore, bisognerebbe leggere Pessoa o Rilke, o il sempreverde Shakespeare. perché questo è il dovere di chi ha fatto teatro politico, di chi è cresciuto con l’idea romantica non di fare soldi ma di morire per l’arte.
lo dico perché soffro di manie di grandezza, sì, perché come tanti megalomani vorrei salvare il mondo.

e invece sbaglio.
perché il mondo non vuole essere salvato.
è pieno di signore la cui felicità si completa con un paio di Louboutin e un’uscita in pizzeria tra amiche.
e che credono che scrivere un libro sia come mettere su una start up.

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