l’odio

Doina è in semilibertà dopo aver scontato 9 anni di carcere, e Raffaele, la cui colpevolezza non è stata provata, in carcere ha studiato e si è laureato e condurrà un programma come esperto di giustizia. quindi? cos’è?, più scandaloso forse di Asia Argento, che sta ancora sui nostri schermi nonostante in anni  di carriera non sia riuscita a mostrarci nemmeno uno dei suoi talenti? togliendo il posto a chi magari ne ha?

almeno quei due hanno pagato la loro pena, checché ne pensiate voi, giudici popolari dall’animo candido che, per scaramanzia e non per rispetto, perdonate ogni defunto sulla terra, anche se non amato in vita; voi, cui nessuno ha domandato nulla, esseri dotati dell’intelligenza di un granchio che sui social fondate Gruppi d’incitazione all’odio, che inviate raccolte firme contro Sollecito; difensori dell’umiltà a parole che vi arrogate il diritto di giudicare ciò che non conoscete, che nutrite il vostro odio sorseggiandolo assieme al caffè, dopolavoristi della creatività letteraria e giurisprudenziale che inviate contro-note alle professoresse di vostro figlio.

se non è abbastanza, non ciò che penso di voi, Massa che cresce dietro la spinta dell’acrimonia nei confronti del potere, se non è sufficiente la pena pagata da Doina e Raffaele, è una questione del tutto ininfluente. vivete sul territorio italiano, pagate le tasse (non sempre) per  respirare quest’aria e avete questa Giustizia, lenta, problematica, talvolta ingiusta. ma Doina ha pagato e sta pagando. Raffaele anche.

provate a ridimensionare il peso della vostra opinione, cercate di leggere certi incitamenti alla pena di morte, da parte di account apparentemente innocui, come espressione della frustrazione e del malcontento che alberga dietro un’immagine del profilo falsamente felice.

chi incita all’odio non può essere felice. chi è felice non ha bisogno d’infliggere ad altri punizioni esemplari o di vendicarsi, anche perché non saranno questa a cambiare la nostra esistenza a darci soddisfazione o a rendere meno dolorosa la nostra esistenza. impariamo piuttosto a dire ciò che pensiamo a chi ci ha ferito, non a chiedere la gogna per chi ha pagato già la propria pena e ha soltanto l’ambizione di continuare a esistere.

 

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