non vendiamo Riina

scusatemi se insisto, ma ieri è stato tutto un fiorire di vetrine con la scritta: “in questo libro non si vende né si ordina il libro di Totò Riina” e vi garantisco che più che fastidio non mi ha dato.
intanto perché è un segno di disistima verso il lettore.
poi perché di cagate ne vendono già a quintali, i librai, e anche con fierezza, perché come mi rispose una volta una commessa di Feltrinelli, Largo Argentina, Roma: se vuoi leggere la scrittrice svedese femminista e lesbica, la ordini, non puoi pretendere di trovarla qui.
per cui non parliamo di correttezza.

è un atto di buona volontà, me ne rendo conto, una plateale manifestazione antimafia, immagino, anche se credo più a un’esibizione.
il fatto è che la Mafia è dentro di noi. tutti, senza eccezioni. il morbo mafioso è anche nel papà incorruttibile che però, senza farsi vedere, accetta il colloquio per il figliolo con tal dei tali.

ho misurato l’entità del fenomeno quando ho iniziato a cercare lavoro, ormai 10 anni fa, quando anche nelle librerie di paese, dove a servirmi c’erano ragazzi di poche parole e ancor meno capacità, il mio curriculum non è mai stato preso in considerazione.
e non soltanto dai librai non sono stata mai scelta, ma anche dai manager dei supermercati come la Feltrinelli, o  CONAD.
eppure, cazzarola, ho fatto milioni di cose nella vita.
ho anche diretto due aziende.

ma nonostante gli spazi appositi del “lavora con noi”, so per certo che da noi in Italia non funziona per curriculum o colloquio. ci sono liste d’attesa parentali incredibili, so di aziende che tengono occupato il posto per il nipotino della nuora del cugino che nascerà tra sette anni.
che cazzo parlate di antimafia!

poi, nell’ambiente letterario, dove i meccanismi reali sono esclusivamente quelli dell’inciucio, checché ne dicano gli addetti ai lavori che ci ammansiscono su FB con la favoletta che si scrive per se stessi, mentre loro e i loro amici son già prenotati per la Fiera del libro 2020 e in lista per lo Strega del 2030.

lo sport preferito dei creativi italiani e il salto nella cerchia giusta. perché devi essere nelle corde del direttore editoriale di sinistra, o di quello sperimentalista, o di quello gay o di quello che se lo fa ciucciare soltanto da quelle bionde sotto i trenta. basta fare due conti, signori miei, scrivere dei nomi su un foglio e collegarli tra loro.

a casa mia si chiama Mafia, a casa loro forse si chiama stima.

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