il paradiso degli attori

a contarli non ci si crede.
i grandi attori morti negli ultimi anni mi fanno sperare che al traguardo ci si arrivi veramente tutti, e che il sollievo di abbandonare questa forma terrena al termine di un certo numero di repliche, non sia riservato soltanto ad alcuni, ma anche ai guitti.
rimangono, ad allietarci le serate di fiction, figli poco talentuosi di doppiatori asini raccomandati a loro volta dal genitore, che recitano in teatro con il microfono e non sanno perché si trovano lì, nemmeno più buoni a battere le finali.
questa è l’unica ragione per essere tristi a una notizia così.
perché bisognerebbe applaudirlo anche oggi, Paolo Poli, tutti quanti, per la condotta irreprensibile e i suoi “modi”, che lo hanno accompagnato, elegante come sempre, alla morte dei giusti.

ha vissuto per l’arte, fa parte di quella generazione di talentuosi, nati all’inizio del secolo passato, che non avevano nulla, né giochi, né televisione, né tate, e che trascorrevano il tempo nei giardini, in strada, nei cortili delle Chiese assieme alla fantasia.
Lui come tanti giganti della nostra tradizione teatrale quasi defunta, lavorava in teatro perché recitare era il mestiere giusto per lui, perché ne aveva le doti: fisico del ruolo e voce, intonazione, flessuosità e resistenza. perché ha visto camerini fatiscenti e gelidi, teatri dispersi chissà dove e amministratori in fuga con la cassa.
non era attore per caso, per noia o esibizionismo, ma per vivere.
l’ho sempre considerato una specie di suora dell’arte, dedito al palcoscenico fino all’ultimo giorno. perché vita, tresche e relazioni, per Poli venivano dopo l’arte. prima c’erano gli abiti, le prove dalla sarta, la memoria.
lo dice in tante interviste e senza dolore, con la sua aria gioconda, come se la vita fosse tutta qui, tra un girotondo e una filastrocca.

i grandi artisti non muoiono mai. già t’immagino tra i putti, ad allietare Santa Rita, nel caotico paradiso degli attori, il tuo camerino pieno di rose e tulipani.

“prima a teatro ci andavano le famiglie, la borghesia, il ferroviere con la famiglia. oggi vengono in branco… un tempo si mettevano il vestito buono, come quando si va alla messa da mezzogiorno, quella cantata, ultimamente venivano in mutande, sai quelle per correre” (da Le Invasioni Barbariche)

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Un pensiero su “il paradiso degli attori

  1. Un uomo unico. Aveva quel tono eternamente ironico tipico di chi è molto intelligente e osservatore. Una sagacia ormai scomparsa. Oggi sarebbe essere arcigni ed estremamente sarcastici. Quando non arroganti e urlanti credendo di avere “carattere” Altra classe, inutile

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