perché non suoni?

è la domanda che mi fanno quando accenno alla mia esistenza, del tempo ho passato nei locali di jazz, o nelle vinerie di Luca. o dei fidanzati musicisti, dei mariti, delle scuole di musica che ho diretto e che mi ha vinto, o le oceaniche Master class che ho organizzato: Petrucci, Bozzio, Carl Anderson, Franco Cerri.
perché non suoni?

c’è sempre qualcuno che pur avendo un lavoro sicuro con tanto di tredicesima si proclama pronto a lasciare ogni cosa per l’arte.
ne ho conosciuti di questi bizzarri sognatori dall’aria esatta di chi conosce la puntualità del cartellino, che in treno, al ristorante o in fila per prendere il traghetto verso Procida, si dichiaravano pronti a fare carte false e salti nel buio per vivere come me, tra l’ansia di non riuscire in niente, la sensazione esatta di essere stati ingannati alla nascita, e di non sapere se avrò una morte dolce che mi strappi alla vita senza convenevoli o se finirò tra le braccia d’infermiere sadiche in un ospizio per poveri. perché di questo si tratta il più delle volte.

ma vi ho già detto tante volte dei miei amici perdenti. di tutti quelli che ho amato e che sapevano stare veramente bene sul palco, a loro agio, dei poveri sfigati secondo il corrente pensiero renziano o delle nostre maestà dei Talent Show. sfigati che avevano però l’universo mondo nel cuore e che riuscivano a metterlo tutto in un solo gesto e a farmelo anche vedere.

quindi non suono perché la musica ha bisogno di studio e dedizione, di tanto amore, di bocca, lingua, dita e tendini, perché non s’improvvisa se non dopo anni di maturazione, perché i locali non pagano se non li riempi, perché il pubblico non è curioso e fa come i cani, e porta il proprio culo nei posti che conosce già, o per sentito dire.

ma un prezzo bisogna pur pagarlo per questo ben di dio di felicità, sentirsi assolutamente irresponsabili per se stessi e per gli altri, del tutto inutili, un ornamento di cui in guerra si fa sempre a meno. nonostante il morale dei soldati sia basso.

Advertisements

2 pensieri su “perché non suoni?

  1. Sebbene non abbiamo frequentato gli stessi ambienti (forse analoghi) il mondo è pieno di “artisti” e l’Italia, a parole forse ancor di più. Un po’ come all’epoca gli entusiasti sostenitori della “flessibilità” sul posto di lavoro (leggasi precarietà). Tutti, ovviamente figli di papà con impieghi blindatissimi.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...