equilibri

chissà perché i giallisti sono visti dai lettori come professionisti della scrittura e le scrittrici di letteratura erotica come delle troie.
si può dire troie?, se lo si può pensare si può certamente dire.
insomma sì, bisogna che ripeta le stesse cose a ogni uscita editoriale, anche se “a loro” basta la copertina per farsi un’idea e lasciarsi condurre dalla mia mano chissà dove, forse dove non li condurrei mai io giacché le mie sono storie d’incontri accidentali più che di sesso, anche perché, detto tra noi, se avessero mai letto un mio racconto, i tizi con prolungamento del cervello tra le gambe, non ci proverebbero mai e poi mai con me.
quando scrivo sono più potente di dio, e francamente degli uomini ne faccio ciò che voglio.
ma tant’è.
qui si ciancia al buio.

poi ci sono quelli gentili. almeno.
che domandano, che da lontano mi osservano, che poi c’indovinano, magari perché leggono qualcosa che ho faticosamente digitato con i miei polpastrelli, o perché semplicemente sanno comprendere una frase di senso compiuto e tradurla, darle un che di così incisivo che li tenga lontani da un’idea di me che non mi somiglia. vengo dal teatro, dal jazz, dai locali bui.

se non avessi molte stampelle a sorreggermi, tra l’altro non in dotazione dalla vita ma faticosamente costruite, non credo sarei ancora qui.
sono un’alcolista e non bevo da undici anni, scrivere mi affatica, da quando mi sono rassegnata a farlo senza compenso anche tre pagine mi danno il capogiro.
per sopravvivere ho fatto della mia esistenza in una continua celebrazione di riti, match point necessari in questo gioco che devo giocare fingendo di divertirmi: acqua calda con il limone al mattino, respirazione completa, cinque chilometri di corsa, meditazione e recitazione del Sutra due volte al dì (non vi dico quale ma non è un Sutra alla moda), spesa e cucina, giardinaggio, il lavoro manuale necessario e che prevede anche le pulizie di casa, mia specialità da quando ero bambina e aspiravo soltanto a essere moglie, mamma e padrona di casa perfetta. possibilmente priva di qualsiasi ambizione maschile.

quindi per sopravvivere prego, leggo, amo, mangio e corro.
ogni tanto cado, e mi risveglio.

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6 pensieri su “equilibri

  1. Parafrasando Pavese vivere è un mestiere e costa fatica e sacrificio e, aggiungo, una disciplina, intesa come senso del dovere verso noi stessi perchè diversamente saremmo morti che deambulano in giro senza concludere niente.

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