agilità

è la stessa che mi ha permesso di sopravvivere alla perdita di mio padre, dell’azienda e della casa (il famoso attico al Colosseo), e di tutto ciò che possedevo; è l’agilità che mi permette di non perdermi d’animo nonostante mi arrampichi e scivoli ogni giorno sulle pareti dell’esistenza.

da bambina ero un asso dell’arrampicata, e anche ora, in nome della mia rappresentanza del mondo delle “capre” zodiacali, mi arrampico senza fatica, e corro cercando di non cadere, esercitandomi a darmela a gambe e a fuggire da questa quotidianità fatta di marche da bollo, di burocrati e lettere di presentazione che alla fine non servono a niente, come le sinossi, che a detta di qualcuno molto più esperto di me, e che in questo momento ha volto il suo sguardo pietoso di addetto ai lavori alle mie preziose carte, hanno anche un nome di merda.

ho smesso da un po’ di credere di poter campare di questo lavoro, ci si spartisce una torta così minuscola da sembrare un pasticcino mignon. chi è in classifica non ha nessuna intenzione di mollare la hit, chi non è nella hit deve aspettare mesi per una recensione.
scrivo soltanto per dare una forma ai miei incubi, per inventare il migliore dei mondi possibile, che non è questo, dove creatività e fantasia sono strette tra marketing e visibilità. dove l’amore arriva sempre quando non deve, e Cupido, nanetto inopportuno, tiene sempre una freccia del cazzo al suo arco di merda.
buona giornata e attenti alle frecce.

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4 pensieri su “agilità

  1. Un’osservazione minima: gli sguardi di chi legge testi altrui raro sono mossi da pietà e, peraltro, la freccia di Cupido non è del cazzo (se non lato sensu intendendo la parola), né pare demmèrda il di lui arco.
    Per il resto, niente da dire, e lodi alle parole chiare, in -are

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    • infatti da colui che volge il proprio sguardo pietoso alle mie carte aspetto ancora notizie sul compenso, ma per pagarlo, giacché mi sembra competente, potrei anche fare carte false. Cupido, invece, è sempre inopportuno, soprattutto perché io non ho altro tempo da perdere.

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  2. Ho la fortuna di aver ereditato una certa atarassia verso la vita, atarassia non proprio nel senso ellenico del termine. Un’antropologa inglese che aveva condotto delle ricerche per il suo dottorato su alcune comunità di contadini piemontesi l’aveva utilizzata per definire una certa resistenza caratteriale alle avversità di una vita dura e ingrata. Come uomo “moderno” sono lontano dalle asprezze dei nonni, a un passo dalla cattiveria ma mi permette comunque di essere un buon incassatore. La vita finora mi ha dato qualcosa e tolto tantissimo ma sono qui, vivo e vegeto. Lo scrivere, il gigantesco ex aequo e totalizzante Amore della mia esistenza sta diventando qualcosa di molto diverso da come lo pratico e da quando ho scoperto che la grossa editoria conta i like di un post o i follower su Twitter tra gli elementi da prendere in considerazione valutando un autore, ho capito che non potrò mai uscire dalla riserva indiana dei tanti piccoli scribacchini che affollano lo stivale. Pace. Non rinuncio certo per loro.
    Massimo plauso e solidarietà a te Elena

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