tutti con il “cosa devi fare” in punta di dita

c’era una volta un manager che trattava diritti editoriali per l’estero (almeno a suo dire), e che lo scorso anno mi chiamava settimanalmente con la scusa di apprezzare la mia scrittura; e tra un apprezzamento e l’altro sullo stile originale e la profondità dei personaggi, mi chiedeva di me, delle mie abitudini, del mio fidanzato. e ogni volta parlava dei manoscritti che avrei dovuto inviargli affinché lui li mostrasse (sempre a suo dire è ovvio), a importanti Editor Gallimard.
lo so, sono ingenua come quando avevo tredici anni nonostante i torrenti in piena scorsi sotto i ponti.

la vicenda si concluse che gli inviai manoscritti, compreso Pioggia Dorata e che lui si permise, temporeggiando ancora sulla risposta dei famosi Editor, di sindacare nella mia vita e di dirmi quante ore di sonno mi spettavano per stare in salute.
stavo andando al lago quel mattino che gli attaccai il telefono in faccia, quando mi accasciai sotto una quercia e lì rimasi a piangere, decidendo così di chiudere tutti gli account.
avevo capito che quel goffo tentativo di aiutarmi gli era servito a entrare in confidenza con me, a farsi forse qualche sega in bagno a prima mattina mentre la moglie cambiava i pannolini al bebè. in Gallimard forse conosceva qualcuno, forse gli aveva mostrato anche qualcosa, ma sicuramente non era nella posizione di aiutarmi. e poi, Gallimard…

le persone sono piene pregiudizi e prodighe nel dispensare consigli non richiesti; si mettono in testa che se una pubblica roba erotica è una puttana, per esempio.
allora ve lo do io un consiglio non richiesto, casomai voleste piacermi sul serio o almeno rendervi interessanti: intanto piantatela di raccontarmi le vostre storie intime; non mi servono, non m’interessano, m’imbarazzano.
poi, se volete conoscermi veramente allora andate in libreria, comprate i miei libri e LEGGETELI.

magari potrebbe scaturire qualche idea interessante per rendere il vostro ménage meno noioso.

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5 pensieri su “tutti con il “cosa devi fare” in punta di dita

  1. La pateticità di noi maschi è imbarazzante. Uno dei numerosi motivi per cui la mia vita sociale lavorava più sulla sottrazione e il defilarsi. Mi bastava vedere gli uomini in un locale di grido ronzare attorno alla bella di turno come mosconi per indurmi ad andarmene. L’episodio appena raccontato è l’ennesimo insopportabile tassello e me ne dispiace.

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