non meritare niente e dovergli tutto

V. dalle spalle larghe e il corpo fragile, è troppo alto, adatto alla pallacanestro ma non a giocare, sicuramente inadatto a me. ricordo un sabato sera sulle scale del dodicesimo piano. il montacarichi che lui volle a tutti i costi provare per provare anche me, baciandomi con l’irruenza di un ragazzo che non beve e non fuma, ha in tasca il biglietto per la Grecia e ha conquistato la maturità classica con il massimo dei voti.

ricordo una Dianne verde brillante e un graduato della Marina da poco diventato padre. i cioccolatini con cui si presentava agli appuntamenti, e che forse portava alle donne che aveva in ogni Porto. ricordo la sua delicatezza, i baci frettolosi e immaturi, l’odore di divisa della sua divisa, le mostrine d’oro che seguivo con le dita mentre lui guardava il mare.

la sabbia gelata dalla notte, quella calda del giorno che potevo trovare soltanto infilando i piedi più in fondo, quando faceva troppo male ma io non potevo sottrarmi per dimostrarmi all’altezza, e allora mi trattenevo, resistevo, non urlavo. così giovane e immatura, così poco piena di me da credere di non meritare niente e dovergli tutto.

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