educazione sessuale e figli di puttana

ho avuto sempre un certo sesto senso per certe situazioni. sin da bambina, imbrogliata nel diffuso gioco del “fammi vedere tu che ti faccio vedere anch’io”, quando per curiosità cedetti per prima, perdendo.
anche dopo, alle elementari, fidanzata con il più indisciplinato, l’eroe che senza versare una lacrima si prendeva le bacchettate sulle mani e che a sua volta le alzava su di me.
in odore di menarca la faccenda peggiorò. mi piacevano quelli del liceo di fronte.

una volta, salii sul Rocci per guardarmi meglio nello specchio e mettermi il rossetto, quindi ero al ginnasio, accettai l’invito a una festa. a fine serata uno bellino mi spinse verso una finestra del salone, dietro la pesante tenda di velluto. lì, tra plotoni di acari, mi baciò, tenendo le mani nelle tasche dei miei jeans. mi derubò di cinquemila lire, la mia intera paghetta, ritirata quel mattino dalle mani di mia nonna. fu così che il mio cuore cominciò a indurirsi.

l’amichetta del cuore m’insegnò a lavorare di lingua con una banana.
del preservativo nemmeno l’ombra.
arrivarono quelli con l’automobile a insegnarmi che non serviva a niente, quelli più grandi che se dicevi di no ti cacciavano dalla comitiva.
poi i vecchi, cui serviva solo la mia mano macchiata d’inchiostro, che pagavano bene e aspettavano davanti alla scuola.
e poi i ricatti, anche allora e senza cellulare.
una, vittima di un gruppo di fascisti, dopo essere stata stuprata a una festa fu costretta a girare porno per 2 anni. poi iniziò a farsi.
un’altra, faceva il commerciale, soddisfò plotoni di maturandi per un anno.
Anna, rimase incinta a quindici anni.
Federica pure, e suo marito continua a picchiarla, anche adesso che sono passati 30 anni

è questo l’iter di una ragazzina che non sa niente dei fatti dell’amore, era così anche negli anni ’80. e anche allora NON era normale.
perché è fuori che si cerca di fare luce sul problema.
è fuori che l’adolescenza vuole andare per essere accettata.
ed è fuori che deve trovare risposte: nella scuola, prima di tutto.

sapere che nonostante le riforme siamo ancora qui, mi fa vergognare di vivere in questo Paese.
sapere che sono i figli dei miei coetanei a essere fermi ancora agli anni ’80, mi pone un grosso dubbio sul nostro futuro.
che ci siano donne, mie coetanee, che parlano di #sottomissione, mi lascia basita.
forse viviamo in due Paesi diversi, sicuramente in due epoche molto distanti.

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