dove c’è FB c’è casa

odio i social Network e li amo. li amo perché sono uno strumento di comunicazione di facile accesso, perché puoi chiuderti a riccio e non essere visibile nemmeno a dio (per me sempre minuscolo), o far sì che anche l’ultimo degli imbecilli ti legga. nonostante sappia perfino quale sex toy usi con tua moglie e quale con la tua amante, e se ne usi di diversi o li ricicli -lavandoli per bene si spera-, FB ha dieci milioni di preferenze sulla privacy. odio i social network perché danno dipendenza, perché rubano spazio ai miei pensieri, al mondo analogico, alla lettura e al sesso. li odio perché rispecchiano la realtà ipocrita e violenta, quella che nel chiuso della mia esistenza ho deciso di evitare.

e poi c’è l’intolleranza, la mia e la vostra.
sono intollerante verso chi non commenta mai, per esempio, chi ho addirittura dimenticato di avere tra gli amici, e che nelle occasioni speciali entra a gamba tesa sulla mia home per far valere il proprio pensiero e senza nemmeno salutare, magari dando dell’ignorante a un mio contatto. il fatto di rendere pubblica la propria opinione e di dare la possibilità a chiunque di commentare, non significa azzerare le norme di buona educazione.

amo le diversità perché amo la libertà, quella che mi pare tutti pubblicizzino, pertanto ho in lista anche amici di destra, amici cattolici, pentastellati e vegani, amici che insomma la pensano diversamente da me. e quando leggo i loro fastidiosi proclami evito di mettermi in cattedra: so già come la pensano e non sarò certo io a cambiarli, mi astengo quindi dal manifestare la mia intolleranza alla loro intolleranza.
perché la libertà, se c’è, cosa di cui dubito, andrebbe rispettata. e le discussioni, quelle che prevedono molte parole, preferisco esportarle off line.

e invece pare che per molti non funzioni così. e senza pensarci due volte, l’utente di FB esprime il proprio giudizio anche quando sarebbe più proficuo si astenesse dal farlo. ed è come se qualcuno entrasse in casa mia e si mettesse a criticare ogni quadro appeso alla parete e ogni ospite presente alla mia tavola.
io penso sia colpa del network stesso, del fatto che ci troviamo comunque dall’altra parte della città, o del mondo, e ci sentiamo protetti, e quindi autorizzati a dire tutto.
e mi viene un gran tristezza per il tempo sprecato con quell’account, lo stesso che ho appena bannato, a parlare di me e di lui, se tutto ciò che abbiamo detto si esprime in un pruriginoso bisogno di farsi valere che non tiene conto della libertà dell’altro.

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