#vivalalettura

ogni giorno, su twitter, il social dove meglio ti esibisci più seguaci ottieni, nasce un hashtag del genere: #natiperleggere #leggerefacrescere e via dicendo.
tutte stronzate.
quelle che scrivete.
perché i numeri delle vendite di libri son sempre quelli, e vi basta gugolare per leggerne delle belle, anzi l’applicazione generale all’attività peggiora, e così i dati sul livello culturale dell’italiano medio che passa troppo tempo sullo Smartphone a condividere GIF, piuttosto che concentrato per più di 15 minuti su un romanzo.
nessuna folla in libreria se non per la presentazione del romanzo di Guccini e Volo.
sbaglio?

è possibile anche sia io, assieme a mia madre e un paio di amiche, a far salire in classifica un #TT del genere, ma è più probabile che gli account che stan lì a fotografarsi nascosti dietro le copertine dell’ultima novità libraria, siano millantatori. e poi ci sono le vendite dei libri di genere, quei polpettoni dalle copertine luccicanti che io, personalmente, non me ne vogliano le creative rosa, metto sotto il cartello “al macero”.

la percezione che si ha a scorrere i social è del tutto diversa, lo so. per quanto si chiacchiera di editoria sembra anzi un mercato vivo, pieno zeppo di gente che si agita e urla, ma io conosco persone tristi che comprano libri senza portarne mai a fondo una lettura. basti leggere qualche recensione su ANobii, dove perfino il “tramoso” e “iperplottista” Murakami è definito dal lettore medio: noioso.

e adesso c’è anche la moda che lo scrittore deve leggere, cosa che ha fatto trasecolare molti portandoli evidentemente alla conclusione che, scrivere il proprio amore per la lettura sulla biografia del profilo equivalga ad applicarvisi.
ma non si leggeva neppure nel 1975, tranquilli, ne è testimone Bianciardi, che lancia il suo appello disperato ne “Il lavoro culturale” che consiglio di leggere a chiunque speri di fare “il botto” scrivendo.

comunque a leggere s’impara, e non è mai troppo tardi.

8 pensieri su “#vivalalettura

  1. D’altronde (esperienza personale) si organizzano leccatissime presentazioni al cospetto di giunte comunali adoranti, di autori che pubblicano a pagamento e ti dicono che non leggono gli altri per non inquinare la loro arte… ma forse l’avevo già raccontato.

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  2. Secondo me la visione del tutto è un pò diversa, penso che i social nel bene o nel male qualche lettore in più l’abbiano portato solo per il fatto che vi sono persone che pubblicano articoli letti per controbbattere o per instaurare un dibattito. Per quanto concerne le vendite di libri ora dovremmo aggiungere al cartaceo quelli venduti in formato ebook anche se la carta è sempre la carta, oltre a tutti gli ebook gratuiti che vi sono in rete.
    Come vedi dal mio punto di vista non è così catastrofico il momento si lo so vi è una marea di libri da macero come il mio… ma era il primo che provavo a scrivere, forse il prossimo sarà un livello più alto. Buona Domenica

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    • la percezione del singolo non sono i dati delle vendite pubblicati dall’Istat o da altri autorevoli aziende. e quelli, perdonami, sono più affidabili di qualunque esperienza personale. io ho pubblicato 4 titoli, tutti di livello e lo dicono le recensioni, niente macero, ma sai in quanti comprano senza leggere? gli e book?, ma li hai letti i dati?, e sai quanti piccoli editori che stampano su carta nemmeno sprecano tempo a convertire i file? non è il livello di ciò che scrivi che conta, ma il numero di uffici stampa a tua disposizione. era così negli anni ’50 ed è così oggi. e poi troppi scrivono e pochi leggono. io lavoro per due case editrici a pagamento, il livello è infimo.

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      • si che il livello sia infimo lo immagino, e che molti ora scrivono è vero, per gli ebook certo vanno molto di più fuori dall’Italia questo lo vedo con i miei clienti stranieri che leggono libri sui tablet…

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  3. E in fondo il filtro della rete, a frequentare certi “ambienti” sembra che ci sia, la fuori una moltitudine di lettori bulimici che non fanno altro che sbatterti in faccia quanto amino i libri e la lettura ma come giustamente osservi, scatta il sospetto nel momento in cui tutto ciò viene ribadito ogni dieci minuto su ogni piattaforma possibile.

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  4. Senza dubbio. Il social è un catalizzatore spietato. Una volta su Twitter una mi ha detto che per essere uno che voleva scrivere, i miei tweet non attiravano più di tanto. Io le ho risposto che proprio perchè voglio scrivere, quel che ho da dire lo lascio ai miei libri e non a un tweet… così, tanto per dire.

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