Maestri di “cosa nostra”

i miei Maestri hanno sempre usato il bastone con me, nonostante avessi gli occhi luccicanti di lacrimoni. i russi della biomeccanica m’infliggevano cento flessioni in più se saltavo due piegamenti. gli attori anziani, petulanti, che guai a dire o fare qualcosa fuori dal sacro rito della messinscena. o i monaci, in Giappone, di cui dovevo seguire ogni gesto, ed espressione, per salvare il cerimoniale e tramandarlo alla prossima generazione.

così, ieri l’altro ho incontrato due Maestri della scrittura che a distanza di un’ora uno dall’altro mi hanno detto cose diametralmente opposte. mi hanno confusa, anche se credo che le strategie non abbiano alcun potere contro la società letteraria, checché ne dicano gli addetti ai lavori, che giurano pubblicamente che non c’è nessun complotto a danno degli sconosciuti e degli esordienti senza padrini.
ma è normale, non è che un mafioso non va dicendo in giro di esserlo. per cui sì, han pubblicato tutti per merito.

comunque, il primo scrittore mi ha consigliato di non pubblicare più e di aspettare un’occasione migliore, di trovare un agente bravo, per lo meno.
e io ho già preso pala e piccone, chissà che non trovi un vero talent scout sepolto in giardino, visto che dai più piccoli ai più grandi mercanteggiano tutti o in fica o in denaro.

il secondo scrittore, tra melanzane e zucchine al gratin mi ha riferito ciò che sospettavo già, cioè che l’ambiente letterario di casa nostra (o di cosa nostra, per intenderci), fa così schifo che se ci entrassi smetterei di scrivere. che sono una che non può stare sotto padrone e che non è giusto che io venda la mia libertà a questi becchini.

imparo tanto dai Maestri, io.
sono così ingenua, che ogni volta ne incontro uno e ci parlo a lungo, è come se m’immergessi nella conoscenza e nella merda.
ascoltare dalla viva voce di chi sa i retroscena di alcuni successi editoriali, mi toglie ogni speranza di riuscita.
non sono mai stata affine alle strategie né agli accordi sottobanco.

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Un pensiero su “Maestri di “cosa nostra”

  1. Ti dico solo a riguardo che nel mio studio ho in bella vista una stampa di Dorè raffigurante Don Chisicotte (e senza quel petulante realista di Sancho Panza)

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