le solite polemiche sul compianto

soffro di crisi di panico a stare tra masse di persone. perciò rifuggo volentieri adunate pubbliche e concerti.
la morte di Bowie ha mosso gli animi dei più, e la massa social si sa, va così, segue il gregge e a quattro ore dal lutto già non ne parla più.

il social è così, mette il pepe al culo a quelli che devono mostrare la propria ineccepibile cultura musicale, la propria evidente diversità, e perché no, la superiorità del proprio dolore su quello degli altri.
l’importante è far sentire a tutti i costi il proprio disprezzo, la noia per una celebrazione “lamentosa”, come alcuni l’hanno definita: certo, la prossima volta che morrà una stella organizzeremo un Party.

insomma, se per una volta ho provato gioia scorrendo la home di FB, e ho disciolto la mia tristezza nella tristezza di tutti, stamattina mi avvedo che i coglioni son sempre in piedi. un po’ come le “sentinelle”.

casomai non l’aveste capita, perché forse non avete avuto mai quindici anni, vi spiego la faccenda, andando, come voi, per ovvietà.
al di là della sua musica, che non è stilisticamente né quella di Coltrane né quella di Zappa, Bowie è stato per intere generazioni il simbolo di un modo alternativo di essere.
è stato una guida per i ragazzi di allora che Internet nemmeno lo sognavano, e che s’incontravano ogni pomeriggio nei negozi di dischi per ascoltare le novità musicali che l’amico aveva portato da Londra, per esibire sulla giacca le spillette che allora andavano a ruba.
Bowie è stato un sogno, nonostante le imperfezioni di cui nessuno di noi si era mai accorto.

qualcuno ieri ha polemizzato con chi, sull’onda dell’emozione, ha scritto che il rock è morto.
qualcuno dice che c’è ancora della gran musica in giro, che siamo noi che non l’ascoltiamo più.
ecco, appunto, sì, forse siamo vecchi e non abbiamo più la pazienza né la voglia di andare in cerca del fenomeno. o di innovare. che lo facciano i giovani, come lo abbiamo fatto noi. ma non credo troveranno granché.

almeno non troveranno nulla che possa rimpiazzare il ricordo ineguagliabile della nostra gioventù.

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