Epifania

mio padre ci raccontava sempre storie spaventose prima di metterci a dormire, il 5 gennaio. storie popolari che raccoglieva dai braccianti e che servivano ad accrescere il pathos per le feste, e la mia paura di dormire da sola.
la storia della “Befana gnora”, la Befana nera che faceva parlare gli animali, o quella della Messa dei defunti, che si svolgeva all’alba e che era meglio non incontrare per non trovarsi al camposanto.

i riti si svolgevano a sera davanti al camino. cantavamo canzoni propiziatorie per lo più inventate, e deponevamo accanto alla brace il cibo che la Befana avrebbe mangiato.
la tensione era sempre alle stelle durante la notte.
mi alzavo diverse volte nonostante la paura d’incontrare la Befana, e di udire la mia condanna a morte provenire dal musetto del mio amatissimo siamese.

ma per l’Epifania erano le donne che brillavano in creatività.
mio padre lasciava le briciole del pasto e un biglietto scritto in stampatello incerto, sul quale la Befana si raccomandava che facessimo le brave.
mia madre, nottetempo, nascondeva i doni improvvisando una caccia al tesoro.
i regali erano tanti, sempre sorprendenti, sempre più di quanti immaginassi o ne avessi richiesti.
mia madre ci accontentava in tutto.
e lo fa ancora grazie a dio.

poi ci s’incontrava con i cugini sotto la grande ala nonnesca, a Piazza Garibaldi. sotto il suo albero dagli angioletti biondi si aspettava con impazienza. la Befana suonava alla porta e zia Rosa correva al pianoforte, io piangevo, finché nonna non si manifestava di nuovo, sotto la maschera ripugnante, sotto il mantello nero, con il suo bel faccino sorridente, gli occhi neri neri e brillanti per la gioia di averci lì tutti assieme, nonostante le liti e gli odi trasversali.
la calza lunga due metri veniva depositata sul tavolo della sala da pranzo. il suo contenuto, come l’amore della nonna, distribuito equamente.

le festività natalizie servono a questo, credo. a riunire le fazioni in lotta. a costringere le famiglie sotto lo stesso tetto nonostante i lunghi coltelli tra le labbra, nonostante i prestiti negati e le richieste di aiuto rimosse. nonostante le ipocrisie.

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