il dovere di essere felici

ieri ho passeggiato per Roma silenziosa e deserta. ogni stazione della Metro presidiata da un militare solitario, Fontana di Trevi per una volta non assediata da turisti. un day after inaspettato.

alla splendida Mostra di Balthus nessun visitatore m’intralciava. così ho fatto un esercizio di immedesimazione: da lì non sarei potuta scappare, lì, dentro le Scuderie, non avrei trovato neppure un tavolo sotto cui nascondermi, un buco dove sfuggire ai mitra degli attentatori. e poi, mi sono chiesta, che m’importa di farla franca dalla morte. forse per ascoltare Sinatra?, per godere ancora dell’alternarsi delle stagioni?, di una gentilezza?, per avere ciò che mi spetta essendo certa non siano gli avanzi di qualcuno?, o un favore di cui pagare lo scotto?

le grandi aspettative le ho consumate nelle ore di attesa tra i passacarte del Comune di Roma, della Provincia e della Regione, quando a trent’anni pensavo di poter salvare la mia scuola dal fallimento, e gli studenti, dal monopolio di uno solo, quando credevo fosse importante dare al quartiere un po’ di Musica di qualità e gratis.

le grandi aspettative le ho esaurite dopo l’uscita del mio primo romanzo, quando nonostante i giudizio positivi, le recensioni e le lunghe telefonate degli addetti ai lavori, dopo, ho dovuto comunque ricominciare daccapo.

le aspirazioni si sono disintegrate con l’andare degli anni, quando ho capito che non ho, e soprattutto non voglio, la faccia come il culo di andare in giro a domandare favori.

se voi non avete memoria che per i nomi delle soubrette che vedete in televisione, io continuo a conservare un’altra visione dell’esistenza, quella per la quale recito il mio Sutra per intero due volte al giorno, o che mi consente di camminare per la città senza sentire il bisogno di comunicarlo al mondo intero, cui per altro di me, comunque, non frega un cazzo.

se voi avete bisogno del pubblico per esibirvi, io credo invece nell’arte per l’arte, nella creatività come prova per se stessi, innanzitutto, come crescita individuale. credo che non aspettarsi più niente dagli altri sia il solo modo per esercitarsi a essere felici.

 

 

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4 pensieri su “il dovere di essere felici

  1. Posso dire un eresia che di questo periodo va controcorrente?Ma si la dico!A me tutta sta faccenda del terrorismo pare una gran cazzata. In italia non abbiamo avuto mai nessun attentato a matrice islamica mentre i peggiori attentati sono stati fatti da pezzi dello stato deviato in combutta con fascisti,mafiosi, massoni e servizi segreti più o meno fedeli. Ma oggi sembra che la gente creda di vivere in piena guerra ed a qualcuno fa comodo che ciò venga creduto perchè si sa, in nome della sicurezza poi in democrazia vengono fatte digerire le peggiori porcate antidemocratiche. E poi, magari, per dirla tutta, se iniziassimo a smettere di finanziarli noi sti terroristi e se soprattutto la smettessimo noi di far la guerra forse invece di quei militari potevamo metterci dei vasi di fiori o qualche alberello che in tempi di smog male non avrebbe fatto!

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