quando il Mac andò in crash

successe un pomeriggio di primavera, vivevo ancora al mare, credo fosse un paio di anni fa. non ho dimestichezza con le date. il mio tempo è relativo. non faceva caldo e non so perché spensi il computer. sta di fatto che quando tornai al lavoro il monitor era buio e muto, così evidentemente senza vita che urlai come avessi visto un morto. il mio compagno che lavorava al pianoforte al piano di sotto accorse come si accorre in questi casi. gli domandai di accompagnarmi dai tecnici Apple. prima feci il sacrificio di chiamare il mio ex marito, espertissimo e in certi casi prezioso anche per il nemico, e che dopo avermi fornito un paio d’inutili soluzioni, mi diede l’amara sentenza: il disco rigido è partito.

no. Pioggia Dorata no. oltre la mia collezione di autoscatti molto hot fatti per provare a sedurre il mondo letterario senza riuscirci (gli scrittori son per lo più occupati a guardare il proprio arnese che il talento degli altri), oltre tutte le foto fatte prima di compiere gli anni (quanti non lo dico), avevo perso anche tutte le bozze, i manoscritti completi, quelli che negli anni avevo scritto e cui rubavo un pezzo alla volta, quelli da riscrivere e quelli da gettare via.

quando mi disse che non c’era niente da fare piansi. gli diedi del sadico, avrei voluto picchiarlo, misi il broncio come una ragazzina e inzuppai di lacrime ostili il negozio Apple a Flaminio. andando via, dopo avergli ordinato d’inserire più memoria e un nuovo disco, mi dissi che i tecnici a volte trovano soluzioni insperate. naturalmente chiamai Milano, mi dissero che per lavorarci in camera stagna ci sarebbero voluti duecento euro più non so quanto a giga recuperati, ma che il risultato non era certo.

pazienza, mi dissi. non fa niente, anche se avevo da poco digitato la parola fine. quel giorno stesso ricominciai a scrivere Pioggia Dorata. sul mio fedele portatile scrissi titolo e sottotitolo. loro, non mi avrebbero mai lasciata in pace se non li avessi raccontati daccapo.

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3 pensieri su “quando il Mac andò in crash

  1. Purtroppo tutto ciò ché è hardware è soggetto al rischio di rottura. E i Mac che non amo non fanno eccezione. Comunque, visto il tuo lavoro suggerirei di usare un cloud storage come Dropbox e così, specie per le cose che scrivi, se scritte in una cartella sincronizzata, ci sarà sempre una copia a disposizione senza doversi preoccupare di far backup. Ma sono certo che già lo conosci e da allora stai più tranquilla!

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  2. Salvo sempre più copie dei miei scritti: una sul pc fisso, una sul portatile, una su chiavetta e una su cloud. Sono momenti tragici, lo so. A me era successo quando stavo scrivendo La morte mormora. Un calo di tensione di aveva fatto perdere un capitolo. L’idea che quelle parole, scritte in quel momento, con quell’inspirazione e in quella combinazione fossero perdute bruciava più del mozzicone di una sigaretta spento sul dorso della mano. Perchè quelle parole, quelle, non erano ripetibili.

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