maschi che scompaiono

ci sono diversi generi di sparizioni dal mondo DIGITale.

la sparizione naturale, la morte, che lascia tristemente mute le bacheche di chi è andato via prima della riforma feisbuc che, umanamente e finalmente, consente di lasciare il nome di chi sarà autorizzato alla cancellazione del proprio account dopo la triste dipartita. io, per la paura e l’angoscia di lasciare il mio profilo aperto all’indifferenza dei posteri, o agli insulti, diedi disposizione e password a persona di fiducia non appena aprii il profilo.

ci sono le sparizioni a sorpresa, come la mia, improvvisa e di pancia. la fuga non pensata, il colpo di scena di chi il giorno prima posta roba e poi fine, silenzio, basta. che a decine (no, che dico, a centinaia!), si domandano che cosa sia successo, se lo scomparso sia malato o morto, o se abbia bannato un po’ di gente: perché non ci può essere altra ragione per la quale sparire dai social se non la morte. e la sparizione digitale, confesso, un po’ lo è. con quella ventina di amici che vengono pigramente a leggere gli articoli che continui a scrivere altrove, quei cinque sei che ti chiamano, e una marea di tempo libero, che all’inizio non sai nemmeno che fartene.

poi, le fughe che deploro più di quella del maschio dopo l’uso, sono le sparizioni annunciate. si tratta di quelli che parlano male dei social e solo di quello, e che fanno della chiusura del proprio account un fatto di pubblica utilità seppure nessuno gliel’abbia domandato: me ne andrò ramingo per la mia strada, chi vorrà, sigh, saprà dove trovarmi. perché stufo di stare di tanto popolino affannato di celebrità. sob. perché avrò tanto da fare. perché non ho bisogno dei social network. e normalmente, badate bene che questo è un segreto, questi individui dall’indole narcisista sono gli stessi che si fanno doppi account, uno per i coglioni comuni e uno per gli amici più stretti, e alias a iosa che serviranno loro a ricomparire, sul più bello, e a non andarsene mai veramente da Feisbuk, e restare nell’ombra a osservare.

e infine c’è la sparizione di Stefano. un gran figo milanese che conobbi on line in un periodo di singletudine brevissimo ma intenso, e che incontrai un mattino di ottobre alla Metro B di Piramide, e che a saperlo così sensuale e  bello e soprattutto maschissimo, avrei prenotato una stanza d’albergo anziché decidere per un Museo. Stefano sparì a una settimana dall’incontro con me e da quel bacio molto hot fermi al semaforo. non ci vedemmo a Bologna, come deciso,  in albergo. in compenso mi ritrovai su FB tutte quelle che si scopava, virtualmente e non, e che mi chiesero l’amicizia soltanto per monitorarmi e sapere di LUI.

per alcune di loro l’ipotesi è che la moglie l’abbia beccato con una mano sul mouse e l’altra no. per altre, Stefano è finito in galera. per me, che sono ottimista, Stefano è su un’isola deserta circondato da un harem multietnico.

 

 

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