te ne ritorni da dove sei venuta

la sfortunata se ne ritornerà da dove è venuta“, è questa la minaccia gracchiata da quel “mostro mediatico” di Simona Ventura che, non bastassero le inutili autobiografie pubblicate, continua a occupare posti nei palinsesti televisivi.

il meccanismo de “Il contadino cerca moglie“, nel quale son sfortunatamente incappata stanotte, è obbrobrioso, offensivo, vecchio. svegliatevi!, siamo nel futuro eppure ancora costrette a battagliare contro l’ignoranza di chi ci vorrebbe a casa, sempre in numero esiguo ai posti di comando, in finale per i premi letterari, nei consigli di amministrazione, mai alla pari, mai, e peggio ancora alle prese con chi ci vuole così disperate da metterci in gara con altre poverette, per conquistare non un tronista dal muscolo tirato, bensì un contadino con i rossi di vino sulle guance.

le tre Miss in questione, tre per ogni bracciante, devo gareggiare tra loro spaccando legna, acciuffando pecore, dipingendo alberi di antiparassitari e beccandosi tra loro che manco in una stia per galline, lanciandosi epiteti e mandandosi gentilmente  affanculo se una di loro viene scelta dal contadino in questione per un pranzetto romantico o un pic nic. l’apoteosi del moralismo però, del tutto inappropriato a una come la Ventura che sta da anni sul podio del maledetto piccolo schermo, è stata l’eliminazione, probabilmente decisa sin dall’inizio da quei geni degli autori dello Show, di Roberta, una bella Miss che aveva però il difetto, questo secondo la Ventura e il contadino, di non aver confessato di essere una ex olgettina.

un marchio d’infamia questo? sì, così è stato deciso da quelle volpi che costruiscono i reality in base alle preferenze del pubblico che dovrà guardarli. olgettina=bugiarda, però, non troia, per carità, troppo furbi per farsi prendere in fallo dalle femministe. ma ciò non cambia il mio disgusto nel sentire uno dei contadini dire: “questa è casa mia e si fa come dico io“, il senso è ancora quello, basta poco al sonoro ceffone e all’affermazione che “il mio cervello di maschio pesa più del tuo“. siamo ancora alle feste di paese, quando le ragazze da marito si mettevano in bella mostra per potersi maritare, non importava con chi, importava soltanto farlo presto, per togliersi di mezzo e farsi sfamare da qualcun altro.

e così ha tuonato Simona nel suo solito accentaccio chivassesse: Roberta se ne torna da dove è venuta.

colpa delle “sfumature”, delle centinaia di Romance che la nostra editoria continua a sfornare, colpa del fatto che non scendiamo più in piazza, accontentandoci di ricevere una mano all’amico potente di turno, in cambio di qualche foto zozza.

16 pensieri su “te ne ritorni da dove sei venuta

  1. Aspetta, Bibo, andiamoci cauti. Questo fenomeno di costume, che seguo dalla prima puntata, non è una questione di principessine che sono sbarcate in mezzo al pecoraro di turno. La faccenda è ben diversa e testimonia un’inversione di tendenza che male non fa se lo si fa per scelta “bucolica”, anche se temo che l’unica scelta sia dettata dal verde, sì, ma dei soldi.
    Un gruppo di donne (erano molte di più), ha scritto delle lettere a questi tizi, chiedendo espressamente di conoscerli. Questi tizi, poi, hanno selezionato le persone con cui avevano più feeling cartaceo.
    Da qui alle selezioni vis-a-vis il passo è stato breve.
    Ora, la sostanza qual è?
    Che i signori sono imprenditori agricoli, è sbagliato considerarli dei mezzadri o semplici contadini: hanno aziende fiorenti, agriturismi, limoneti e così via.
    E qui casca l’asino!
    Non parliamo di femminismo, perché qua il femminismo c’entra come i cavoli a merenda. Qua le principessine non hanno scelto di voler diventare delle fattoresse con le poppe floride e su cui l’occhio malizioso cade, fra una raccolta di limoni e un bottone allentato.
    No. Qui le signorine hanno aperto gli occhi (e chi non lo farebbe)?
    Per cui, non offendiamo le femministe, tirate in ballo a caso. Qui si tratta di scelta consapevole, fatta per acchiappare un marito e le sue sostanze economiche.

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    • peggio mi sento. se permetti. io francamente punto ancora alla vecchia idea di autonomia della donna, alla famosa “parità”, e non a una gara che punti a farci maritare con l’imprenditore. per me il senso è uguale identico. vuoi dire quindi che le stronze sono le donne in questo caso?, che si fanno gli affaracci loro? e che cosa cambia nella visione “femminista tirata in ballo a caso”? Cosa cambia se una trasmissione mette assieme delle pretendenti che si fanno le scarpe l’un l’altra, anziché perseguire l’alto ideale della sorellanza tanto elogiato negli anno 70? chi avrei offeso? io mi sento umiliata da una visione così materialista delle relazioni uomo donna. infine: è vero o non è vero che è comunque lui ad avere l’ultima parola e adire “te ne ritorni a casa”? E che mi dici della scelta di far arrivare “la bomba sexy” a casa di uno dei contadini (imprenditori o quello che vuoi non cambia) che poi, salendo le scale mormora: questa c’ha un culo pazzesco? Se sono imprenditori e se la cosa per te cambia tanto, perché non far arrivare alla masseria una laureata in economia o una commercialista “così così” anziché la straniera bona? E poi, follettina, io ho un nome e un cognome, se vuoi continuare a discutere, presentati. tanto per essere alla pari come si conviene tra persone educate 😀 Grazie.

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    • e in ultimo: basta con questa storia della “scelta consapevole”. è la “condizione” di cui io discuto. se io mi prostituisco “consapevolmente” perché sono nella condizione di DOVERLO fare: perché sennò non lavoro o non faccio carriera, e non perché mi prude la gnocca e voglio farlo per puro appagamento, che cosa cambia? la “condizione”, sempre a proposito di femminismo tirato in ballo a caso, è ciò che definisce l’azione, ed è la “condizione” nella quale siamo che a me non piace.

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      • Bibo, sono Esther e ci siamo conosciute tramite Lidia, sul cazzeggio del torneo 😉
        Lo sai qual è il guaio?
        Che queste un lavoro ce l’hanno.
        Quindi non è una questione di femminismo, ma di pura e semplice voglia di apparire.
        Anche il fatto di innamorarsi, poi, la vedo improbabile: come si fa? Con le telecamere sempre puntate addosso e tutto il resto? Vedila come quello che è: un format dove la gente viene pagata per dire e fare determinate cose. Il che è peggio, se permetti. Perché sono tutti pilotati. Quindi tutto fa brodo e non importa se c’è la lotta nel fango o se ci si rende ridicoli: è lo share che la fa da padrone. Credi che queste donne non fossero capaci di avere una vita appagante? Potevano starsene a casa loro, continuare a lavorare eccetera. E invece no. Perché senti che ti dico: quello è un trampolino di lancio per il mondo dello spettacolo. Chi mostra di avere un quid può finire a fare altro. Grande Fratello docet. Forse tiri in ballo il femminismo con donne sbagliate.

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      • ah, ciao Esther, non sopporto l’anonimato. 😀 io sono crescita durante gli anni 70 quando mia madre andava per le campagne a convincere le contadine a usare la pillola. secondo questo discorso mia madre avrebbe dovuto fregarsene e dire: loro vogliono questo, in fondo se mi sbattono la porta in faccia è perché sono consapevoli. non è così, sono ignoranti, e l’ignoranza va combattuta. altrimenti io che scrivo a fare? chi vuole la “celebrità” oggi è nella merda come chi lasciava la scuola in quinta elementare. il ruolo dell’intellettuale non è quello di guardare gli altri naufragare, ma di salvarli. io la vedo così. non so ti cosa faccia nella vita, ma io a 14 anni facevo teatro per i ragazzi delle periferie, e anche se loro ridevano di noi, e non capivano, quello era il nostro ruolo. ora ne scrivo un post. mi spiace ma io difendo le mie sorelle. comunque devo aiutarle a capire che oltre la televisione c’è di più.

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  2. Non è forse vero, infatti, che diverse persone che hanno partecipato a format imbarazzanti, alla fine sono approdate ad altro? Argentero non ha fatto il GF o ricordo male? Se non erro, qualcuna di queste tipe ha persino una laurea, quindi significa che non sono sprovviste di cervello. Il punto è che preferiscono la via più breve: stare dall’altra parte della telecamera, mettersi in mostra e sperare di agganciare qualche produttore televisivo e/o cinematografico. Credo che si possa dire che hanno fatto una scelta consapevole. Ecco perché dico che tiri in ballo il femminismo in un contesto sbagliato. Queste persone non hanno interesse alcuno a mostrare il loro valore in campo lavorativo. La televisione, se va bene, fa girare molti più soldi rispetto all’avere un’erboristeria, al fare l’infermiera o la centralinista. Certo, è chiaro che non è bello vedere questi tizi, magari un po’ sfigati, avere l’harem e poter scegliere una fra tante, umiliando le altre, ma ripeto: hanno tutti fatto una scelta. Non li condanno per un semplice motivo: perché, di fondo, non me ne frega nulla. Sono una persona appagata, felice e il mio compagno l’ho scelto perché avevamo tantissimo in comune. Io rispetto lui e lui rispetta me. Non siamo ricchi sfondati, non abbiamo aziende agricole, però abbiamo tutto quello che ci serve per esser felici lo stesso. Se queste persone reputano che la felicità stia in un tizio sgrammaticato, che dice: “Se io avrei”, buon per loro. Alla fine è tutta una questione di soldi. Né più, né meno.

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  3. Quello che racconti ti fa molto onore. Così come quello che faceva tua mamma. Però torno a ripetere: le persone scelgono di fare una cosa e se ne fregano degli intellettuali. La Ventura non credo c’entri. Si tratta di un semplice acquisto di un pacchetto che all’estero ha fatto successo. La cultura dovrebbe essere inculcata sin da piccoli, e se a questa gente piace imbottirsi il cervello di telenovelas estenuanti e irreali, prodotti di massa come il GF, Gli amici di Maria e i tronisti, il risultato non può che essere questo. Credo che tu stia facendo una battaglia contro i mulini a vento, visto che nemmeno gli argomenti delle fanciulle in questione spiccano per “brillantezza e cultura”. Quindi posso solo dire “a ognuno il suo”. 😀

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    • bene così. ho un’età. lo faccio da quando son nata. son vissuta dietro le quinte a guardare mia zia recitare con Ronconi. sono nipote di Aladino Bibolotti, sindacalista e padre costituente. è nel mio DNA. 😉 grazie per l’intervento.

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