sbattimi al muro

da alcune stagioni mi capita di leggere sui social frasi come “sbattimi al muro”, o “strappami le mutande”, o “la fine del desiderio sessuale è un uomo gentile”, insomma parole che invitano il maschio, ultimamente già fiaccato dall’aggressività femminile, a praticare atti di violenza, a non fermarsi al “no” imperativo e sacro, alla “safe word” oltre la quale proprio non si può continuare. mi domando dove abbiate messo il cervello, se abbiate avuto o no una nonna che ha vissuto durante la guerra, tra gli eserciti di nemici per le strade, o se un retweet vale veramente l’esibizione di tanta stupidità. l’offerta di sé a un mucchio di sconosciuti per guadagnare qualche follower in più mi pare ridicola.

tutto questo eccezionale che andiamo pubblicizzando sulla time line dei social, non è che un pieno di vuoto ideologico, un continuo contraddirsi: come domandare irreprensibilità ai nostri politici ma difendere l’errore grammaticale dello sconosciuto: “perché ognuno scrive come può”, cosa che invece io non giustifico nell’epoca dell’informazione, dove basta la curiosità a togliersi un dubbio, basta digitare per correggere una “doppia” o un accento sbagliato. o sapere che certi segni d’interpunzione possono essere anche ripetuti, uno di seguito all’altro, in letteratura e non altrove.

la forma è contenuto. e ve lo dimostra il fatto che siamo finiti malissimo, e potete constatarlo ascoltando il sottofondo di voci in un luogo pubblico qualunque, la prova lampante è nel numero incredibili di parolacce ed epiteti che riusciamo a produrre in meno di due minuti, e che escono dalle bocche di chiunque, anche del nonno verso il nipotino. bestie che siamo diventate.

predichiamo l’umiltà e dispensiamo consigli di bon ton. marciamo per una società onesta e accettiamo la raccomandazione per il figliolo. digitiamo frasi banali sulla verità e fotoscioppiamo ogni scatto. diciamo “no” all’immigrato e ci facciamo dipingere casa in nero. ci diciamo autonome e a ogni passo sospiriamo un fascista “fottimi”.

per alcuni, la libertà altrui ha giusto giusto la misura dei propri bisogni.

7 pensieri su “sbattimi al muro

  1. Da molto tempo evito di dire “la forma è sostanza”. Ce lo dicevano a militare, e tutto sommato ci credevo, anche se spesso si trattava di forma e basta, senza alcuna sostanza. Poi hanno cominciato a darmi dell’esagerato, ed ho smesso: anche la mia forma ne risente. Riguardo al post, in effetti ho sempre pensato che alcune donne siano le peggiori nemiche di loro stesse; passi quando si fanno del male da sole, ma in questo modo contribuiscono anche a far (fare) del male alle altre. Un imbarbarimento globale è in atto, non si può nascondere: l’altro giorno passeggiavo in centro, e due ragazzine mi venivano incontro spintonandosi; a un certo punto ad una delle due, carinissima peraltro, è scappato un bestemmione. Già a me, che sono antico, fa senso sentire parolacce dette da una donna, figurati una bestemmia. Mi son fermato e l’ho fissata; ho pensato per un attimo: “cavolo, e se mio figlio mi porta a casa una così?”; la ragazzina forse mi ha letto nel pensiero e con un sussulto di pudore ha chiesto “Scusa”. Non “Scusi”, ma passi. Spero abbia capito che non era a me che avrebbe dovuto chiedere scusa, ma a se stessa…

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    • terribile sì. a mia madre ho detto: ti vergogni di tua figlia che scrive in buona forma storie in cui c’è del sesso? ma non senti in TV quante volte al giorno dicono e mostrano volgarità? si è convinta in meno di tre secondi. per quanto concerne “la forma è sostanza”, io non posso esimermene da quando ho una certa confidenza con il Giappone. ma è un discorso lungo. comunque un racconto scritto male non può avere nemmeno sostanza.

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    • sono stata sette mesi fuori dai social. ;)) sono rientrata venerdì. dammi tempo. e comunque io scrivo romanzi, storie di oggi, e un po’ m’interessa sapere dove stiamo andando a finire. cerco di essere organica all’ambiente. il che non significa approvarne ogni aspetto. ma sicuramente farò ancora pulizia.

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