il buono dei social

adesso che vivo in paese posso affermare che la mentalità dei contadini è cambiata. e che a farlo è stata la televisione, sì, e i social ancora di più.

affogare cani nel pozzo era un’attività incoraggiata nelle campagne pugliesi dove vivevo da bambina: ai cani gli devi dare da mangià!, spiegava la buonanima di Filomena quando mi trovava con i lacrimoni grossi sulla porta della stalla da dove erano stati portati via i cuccioli, quelli inservibili, quelli che secondo lei sarebbero stati soltanto di peso. per i gatti era lo stesso. nessuna pietà. dentro o fuori. gli animali domestici restavano soltanto se potevano essere di aiuto, non d’intralcio. e se era così anche per i bambini, uccisi dalle mammane per pietà verso le madri che non potevano assicurargli latte e un futuro, e succedeva nemmeno tanto tempo fa, figurarsi per i cani. e anche se pare preistoria parliamo di 100 anni fa che non sono tanti se misurati con esattezza.

io piccolo borghese figlia del padrone  -al tempo esisteva la divisione in classi sociali- non la pensavo così. leggevo fiabe e filastrocche sui gatti. avevo diari e quaderni con i gatti. gomme e album. per Filomena i gatti non potevano parlare, per me sì se indossavano stivali dalle sette leghe. e mi sembrava assurdo che gente così buona nascondesse in sé un potenziale assassino.

ora non è più così. per fortuna le persone si sono sensibilizzate. e anche se ho il terrore si possano ribunirizzare tutto a un tratto lasciandoci migliaia di cani per strada, per il momento pare che reggano alla civilizzazione di massa. la MILF che posta gattini ogni giorno ha sciolto il cuore duro del taglialegna e del pescatore. almeno qui in paese ci sono più bestie che cristiani. i gatti la fanno da padroni e la mia può circolare sui prati di chiunque.

ecco una nota positiva del 2.0. una maggiore attenzione e sensibilità verso gli animali. almeno. verso le donne non ancora, soprattutto da parte delle donne, che a quanto so continuano a ringhiare contro chiunque la pensi diversamente. peccato. continuo a pensare che soltanto la dolcezza salverà il mondo.

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