condomini autarchici

ci sto facendo un pensiero. più vivo in paese più odio la città. e comunque, coinvolta dalla lettura di 1Q84 e di una storia che sto scrivendo, mi son messa a curiosare su eco villaggi, comuni, condomini autarchici (e mille altri nomi ancora), per capire se ci siano dei “contro” e quali, in queste minuscole aggregazioni di coraggiosi. pensiamo ai pettegolezzi. all’arrivo in comunità di una giovane sensuale come la Mangano in “riso amaro”. cosa accadrebbe alle donne di buona volontà e agli uomini di spirito elevato? non oso immaginare. visto il clima generale poi… e considerate anche le condizioni che legano di norma questi gruppi: la fuga, l’intolleranza, l’estremismo (vedi Soka Gakkai & C.).

dalle loro FAQ si capisce veramente ben poco. si sa che alcune comunità sono a ingresso libero, ossia frequentabili da chiunque, superato un periodo di convivenza, abbia voglia di condividere con loro la vita rurale, altri chiedono una quota di acquisto dei terreni, o dell’abitazione. somma sicuramente inferiore alle richieste di mercato, ma sempre “somma”. ci sono quindi eco villaggi per fighetti, che di “eco” hanno soltanto l’architettura e l’arredamento in bambù, e stranamente son quelli a sfondo religioso new age, e quelli che invece si propongono di vivere di ciò che producono, i più sobri, che offrono ospitalità in piccole stanze in cambio di lavoro e non hanno obblighi di condivisione spirituale.

il mio sogno per la vecchiaia, perché è bene prepararsi per tempo, è di comprare una piccola masseria o casa rurale assieme a una o due coppie di amici che come noi abbiano fatto la scelta di non duplicarsi: assieme sarebbe meno dura. mia zia però ieri mi ha rassicurata sul mio oscuro futuro, mi ha detto che la mia generosità sarà ben ripagata.

comunque sia, anche se certe situazioni mi spaventano, credo che questo, quello della condivisione di spazi e proprietà e saperi, sia l’unico modo  per far fronte al consumismo onnivoro e autofagocitante: a proposito, è uscito l’IPhone 6 s

4 pensieri su “condomini autarchici

  1. Anche mia moglie manifesta spesso l’idea che, quando in là con gli anni, sarebbe bello (e utile) andare a vivere in una sorta di “comune” con gli amici… dev’essere una fissa di voi comunisti pugliesi (rido)… 😉
    Noi si vive in Lombardia, gli amici sono ormai tutti di queste parti o vivono qui, per cui niente masserie, purtroppo, ma andrebbe comunque bene uno di quei grandi cascinali, con una enorme aia centrale, che si incontrano nella campagna in cui ho vissuto fino ad una decina d’anni fa, oppure in collina vicino ad un lago. Vedremo.
    A proposito, anch’io sto leggendo Murakami, il suo ultimo, “L’incolore Tazaki Tsukuru…”, e anche “Ritratti in Jazz” (però, più che leggerlo, lo “sfoglio”, pescando dove capita, perchè è una sorta di “schedario” di veloci ritratti, appunto, di jazzisti dei bei tempi andati, e non mi sta avvincendo).
    L’unico device della apple che ho è un vecchio Ipad 2 (funziona ancora benissimo, in effetti), per il “mobile” sto su Samsung che uso quasi solo per telefonare e whatsapp, mica come voi 2.0 che ci state appiccicati, perennemente in rete… 😉
    Buon WE

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    • Io pensavo alle Marche, sì, cascinale, o in Umbria. Può essere un’ottima soluzione avere dei badanti in comune, fare la spesa assieme… insomma, un modo per non finire all’ospizio dei poveri (salutami tua moglie, dev’essere in gamba!) 😀 Murakami… devo dire che lo trovo ossessivamente ripetitivo, ci sono delle parti che ha ripetuto uguali uguali all’incirca sei volte nel giro di 200 pagine che nemmeno Kurosawa nei primi film. E poi le descrizioni, troppe, troppo puntigliose. E il plot, troppo. E i personaggi tristissimi e niente affatto approfonditi dal punto di vista interiore. Mah… credo sia un autore assai sopravvalutato. Ma mi serve. Protendo troppo verso la letteratura poetica e compiaciuta, vorrei farmi influenzare da questi moderni tutta storia e niente psicanalisi. Insomma la trilogia me la farò tutta. Poi ripasserò alla trilogia di Covachic. Anche lui è un tantino monotematico (sterilità e maratona), e non mi ha coinvolto dal punto di vista emotivo, ma trovo sia molto personale e ha profondità per chi la sa cercare. Insomma studio più che altro. 😀 Poi, finalmente, a Natale, l’ultimo di Marias, il mio preferito.

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