e niente, vi piacciono assai i pettegolezzi

lo scrive Desmond Morris in più d’uno dei suoi trattati che il momento migliore per fare pettegolezzo è durante lo spidocchiamento, parlo delle scimmie, che si scambiano versi a noi incomprensibili ma che significano all’incirca: Tizia ha scopato con Caio, Sempronio ha rubato l’albero a Giovannello, eccetera. ma noi non stiamo messi meglio.

nel 2015, durante le invasioni barbariche, di ignoranti, cafoni e burini, di conferenzieri del web, quelli che tralasciano volentieri l’uso corretto degli accenti, ma anche di giornali e libri, tutto è gossip; non più voli di fantasia ma racconti al presente e in prima persona del nostro rapporto con la ginecologa, come se lifting, malattie, tossicodipendenze e disordini alimentari, fossero per il lettore questioni prioritarie. i social non ne parliamo nemmeno, e nessuno ormai si pone il problema della veridicità delle notizie, né della riservatezza, propria e degli altri. si scrinsciotta, si fotografa laGGente senza chiedere permesso. tutti blaterano inutilmente e inutilmente tutti concludono di aver ragione.

ci si masturba quotidianamente sulla cronaca nera. su quei giornali patinati che mia nonna, per pudore, perché era una donna perbene, perché “stava male” cibarsi della morte altrui, teneva nascosti sotto il bancone del negozio, pregandomi, se sorpresa a leggerli, di non dire niente a mio padre.

fa più notizia il falso appello di Natalie Amyot (e andate a cercarvi chi è), che l’uscita del nuovo romanzo di Franzen. ci vuole una corazza per sopravvivere.

Un pensiero su “e niente, vi piacciono assai i pettegolezzi

  1. Ricordo che chi si scagliava contro la deriva a-culturale negli anni ’80 li definiva un po’ dispregiativamente “anni di plastica”. Oggi non c’è nemmeno più la tangibilità di una materia inorganica. L’effimero viaggia in rete, si alimenta di vuoto e assume connotati di un presunto realismo che non è nemmeno fumo. La menzogna assurta a dignità d’informazione. E caso. Inevitabile a questo punto avere una platea planetaria che sguazza nel falso come porci nel fango.

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