carezze

le mie carezze sono il limone nell’acqua calda al mattino, la corsa, la doccia, un’ora di meditazione. sono lui e le mie gatte. le rose in giardino, il nespolo, il mandarino, il prato che si è ripreso, il fuoco nel camino, la pasta al forno.

le mie carezze sono il silenzio e le ore in solitudine, e i giorni, la distanza dagli affari mondani, dalle presentazioni dei libri, dai cattivi maestri, dalle false amiche, dalla piaggeria nauseante della maggioranza. le mie carezze sono non volere più chi non mi ama, dire di sì soltanto a chi è gentile. le mie carezze sono i buoni libri, il jazz, Chet Baker e Miles Davis, nel paradiso dei ragazzi sensibili, che suonano assieme a Morrison su poesie di Sylvia Plath. le mie carezze sono i cani per strada, la tranquillità del paese, la gente che saluta, il salumiere che segna sul conto, i sogni che non confesso a nessuno.

le mie carezze sono un ritmo più pacato. l’attesa consumata con calma, la quiete della siesta, il da fare dell’imbrunire e la sua malinconia, gli uccelli notturni che danno il cambio a quelli diurni, l’ora blu, la nouvelle vague. le mie carezze sono le cose preziose e antiche, le cose minuscole, la marmellata fatta in casa, le crostate, la torta di mele. le mie carezze sono la pazienza, misurarmi con nessuno, la consapevolezza di essere unica e quella di essere sola.

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