teatro

ho otto anni quando decido di fare l’attrice, l’attrice di teatro però, come mia zia che ho visto recitare da poco al Fabbricone, a Prato, nell’Orlando Furioso. al contrario degli adulti io non mi sono addormentata, sono rimasta con gli occhi su Orlando, il virile Massimo Foschi che un giorno in Accademia diventerà uno dei miei insegnati di recitazione.

così in prima media scappo in libreria e trovo uno dei pochi manuali di dizione e fonetica in circolazione. non c’è il web, ciò che vuoi sapere devi cercarlo. e io inizio con le vocali, apro ciò che si chiude e chiudo ciò che si apre. è semplice, a casa nessuno parla dialetto barese, mio padre è ligure, mia madre ha appena un accenno di cadenza, noi che andiamo per circoli velici e abbiamo la poltrona alla prosa del Piccinni non parliamo dialetto. anche se lo conosciamo, e per snobismo talvolta lo usiamo.

il mio primo provino è delirante. porto Nietzsche, Il lamento di Arianna, tratto dai ditirambi di Dioniso. non rispetto il verso. ho quattordici anni studio di malavoglia pur avendo scelto di frequentare il classico. ho falsificato la firma di mia madre sul modulo d’iscrizione del corso per attori del teatro Abeliano. ho falsificato anche la mia data di nascita, avrei sedici anni e mi sento pronta a tutto.

ho una memoria incredibile ma sul palco sembro comunque più piccola della mia vera età. il regista trova un personaggio per me, Rosita, una marionetta lorchiana tutta pepe e finte lacrime. quando dal Socrate inviano a mia madre la lettera di richiamo per lo scarso rendimento e le assenze sto per debuttare con il mio primo spettacolo da professionista. nessuno può fermarmi. scappo di casa. faccio l’isterica. sono una bambina difficile ed è meglio che mi lascino fare.

sono la più rigorosa da subito. i colleghi più grandi mi prendono in giro, alcuni m’incoraggiano. arrivo nei camerini per prima -quello è il mio tempio- faccio ore di vocalizzi, di esercizi di riscaldamento per il corpo, imparo tutto il testo a memoria, devo fottere l’ansia da prestazione. devo fottere i colleghi, devo fottere il mondo intero. ho ancora tutta la vita davanti ma ho paura che qualcuno mi rubi il posto.

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