de Sade

ma sì, ma sì che vi ci vedo a leggere i romanzi del divin Marchese galleggiando tra le subordinate e nuotando tra le digressioni,  il fulcro della sua scrittura, lunghe tre, quattro, sei pagine e soltanto di spiegazione filosofica del proprio pensiero, del perché e del gusto per le torture, scudisciate, violenze e prigionie, le uniche che in fin dei conti ricordiate.

ma sì che siete abili, che non siete abituati a prendere soltanto il buono: ciò che può servirvi per 140 caratteri da sturbo. sono io che sottostimo chiunque non possa guardare negli occhi, che non ha nome, che ha un autore alle spalle, l’anonimo digitatore di sciocchezze che regna dentro di lui, consapevole però che potrò scacciarlo in qualsiasi momento: perché sui social ci sto soltanto per lavoro.

vi ci vedo con in mano le centoventi giornate di Sodoma, a discutere dell’efferatezza di quelle scene e del perché, a soffermarvi sul suo cinismo e sul perché ce l’abbia tanto contro dio e l’ignoranza in genere, quella che anche Voltaire critica aspramente, dileggia fino al ridicolo, mette in ombra.

«che porco quel de Sade», riesce a balbettare il mio interlocutore arrossendo per la vergogna di non saper cosa dire.

io, quando non so cosa dire, mi metto ad ascoltare.

3 pensieri su “de Sade

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