no comment: monopoli letterari

il 29 giugno si saprà l’esito definitivo della fusione RCS Mondadori, e nel frattempo assistiamo alla fusione di alcune tra più importanti (e inaccessibili allo scrittore comune) Agenzie letterarie: ALI di Chiara Boroli e la Luigi Bernabò & Associates.
Roberto Santachiara commenta: “è un’ottima cosa. La risposta più giusta alla fusione Rizzoli/Mondadori”http://www.illibraio.it/the-italian-literary-agency-fusione-agenzie-234706/.

a maggio, si parlava della fusione di altre due agenzie Penguin e e Random House, che gestiscono il capitale di diritti dei latinoamericani e i 300 lavoratori licenziati soltanto a New York.
Roberto Santachiara commentava: A monopoli editoriali si può rispondere soltanto con altri monopoli http://www.affaritaliani.it/libri-editori/agenzie-letterarie-santachiara-e-la-fusione-tra-andrew-wylie-e-carmen-balcells.html.

questa è la nostra Italia.
provate a digitare la notizia e troverete pagine e pagine di informazioni e nessun commento veramente interessante. nemmeno una parola si solleva contro le azioni che porteranno all’appiattimento totale dell’offerta culturale.
un pieno di vuoto che soltanto qui possiamo avere. nella provincia d’Europa, nel buco del culo del mondo, in un’italietta dove anziché difendere la produzione interna, e originale, si tende a farla somigliare a quella anglosassone o comunque sempre e soltanto mainstream.
ecco, infatti, cosa si scriveva sul Corriere della sera soltanto nel 2011, a proposito di Confindustria http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_18/crescita-frenata-da-troppi-monopoli-francesco-giavazzi_3065cdb6-f946-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml?refresh_ce-cp
segno chiaro che non c’è più una direzione giusta da prendere ma soltanto quella più conveniente al potere forte.

l’intellettuale, quello che innova, combatte e attua cambiamenti, è stato sostituito con autori usa e getta (malleabili e poco ribelli), che offrono il prodotto più vendibile e poi, in silenzio, spariscono nel nulla.
l’intellettuale, si legge nei commenti belati da legioni d’imbecilli, è cattivo, snob, radical chic.
l’intellettuale, però, è il solo che non si adagia al pensiero comune, l’unico, che sceglie cosa leggere senza seguire le classifiche.
l’intellettuale è l’invidioso che parla male dei colleghi che hanno più successo di lui. quello che si lamenta sempre.
l’unico che ha il coraggio di dire ciò che pensa senza aver paura di essere messo da parte.

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