non lamentatevi

corro ogni giorno perché filo come il vento e mi sento libera, perché rinnovo le mie cellule, perché non ho voglia d’invecchiare, perché arrivo fino al lago e la sera mangio tante ciambelle senza sentirmi in colpa.
perché fumo cannabis, perché correggo orribili bozze per pochi euro. perché sul lastrico ci son finita da sola. perché oggi vivrei di rendita fossi stata intelligente.
perché il nuovo dictat è “non lamentatevi”, e correndo eviterò di farlo.

anche mia zia me lo diceva sempre. ed io non mi sono mai lamentata, a parte quella volta che Umberto Orsini ci fece sfilare sul palco dell’Eliseo come mucche da latte al mercato, o quando Ferrero scelse i suoi attori tra gli studenti da lui preferiti, non tra i migliori, o quando mi chiamarono per un work in progress di tre mesi non pagato, o quando capii che il diploma della Silvio d’Amico non bastava a lavorare e bisognava invece accedere a certe terrazze, e avere l’abito giusto e dire cose come da copione, e piacere.

“non lamentatevi” è il tormentone tuittero che certe bogger e twitstar con abbonamento annuale a pubblicazioni qualsiasi: saggio, romanzo, raccolta di barzellette, hanno ripreso dal Ministro degli esteri inglese William Hague.
“non lamentatevi”, lavorate di più e offrite una fetta di culo a chi ve la chiede, dicono i VIP nostrani in seguito alla dichiarazione del Ministro ripresa alcune settimane fa dall’immancabile, onnipresente e nuovo guru, Roberto Saviano.

e invece io non solo mi lamento, ma piango, urlo, batto i piedi, maledico il giorno in cui non mi son fatta quello giusto e quello in cui ho aperto il primo file, e affermo pubblicamente e senza vergogna di essere frustrata (ossia “colei che a causa d’altri non raggiunge uno scopo”), e incazzata nera per le inutili pubblicazioni che vedo esposte in giro (non ultima quella di Francesca D’Aloja, sorella di Dado un mio ex socio, che dopo aver tentato con il teatro e averci ammorbato per anni con la sua mancanza di talento, si lancia giustamente in editoria, pubblicando, ovviamente e soltanto per merito, con il più grande).

sì, sono rosa d’invidia verso chiunque ottenga successo con uno schiocco di dita, una trilogia scritta con i piedi e pubblicata per Einaudi, una copertina, una recensione importante, la stima di taluni, lo sguardo di talaltri.
adesso comunque vado a correre. poi starò meglio.

5 pensieri su “non lamentatevi

  1. A volte ho l’idea agghiacciante che amare la scrittura sia una brutta cosa. Sia avvicinarsi a qualcosa che si sta corrompendo sempre di più e da nobile arte, da musa eccelsa si stia trasformando nell’ultimo onanistico giocetto per narcisisti.
    Eppure scrivo ancora, continuo a scrivere e non mi basta mai. Voglio scrivere, voglio sentire e raccontare e dire… forse oltre che narciso, sono anche masochista…

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  2. Proprio ultimamente mi sono ritrovata a fare un tweet-e-risposta con una persona a seguito di una sua provocazione sull’argomento. L’uscita infelice riguardava una generalizzazione (parecchio pesante) sul mondo del lavoro, secondo quel fastidiosissimo adagio che ci vorrebbe per la maggior parte fannulloni e lamentosi, perché “in realtà in Italia il lavoro si trova”. Eppure si sa (o si dovrebbe sapere) qual è il meccanismo alla base di tutto, al di là dei dati: possibile che, finché ci va bene, siamo disposti ad ignorare, quando non disprezzare, le richieste urlanti di tutti gli altri? Possibile che al danno si aggiunga la beffa, e che chi subisce un’ingiustizia quotidiana debba anche scontare la pena ulteriore di metterla a tacere, perché sennò disturba le pennichelle soddisfatte di questi mangioni egoisti? Ecco, se questo accettare e mettere a nudo la sofferenza e il disagio equivale a essere frustrati, allora io lo sono con e come te (anche se in maniera diversa, naturalmente, per via dell’esperienza).

    – Francesca

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    • Il lavoro non si trova. Io l’ho cercato e lo cerco tuttora. Una ultra quarantenne laureata e con i neuroni attivi non sarà mai assunta in un supermercato. Ho passato 7 anni a inviare curriculum. Dopo i due anni in Luiss lo zero assoluto. L’ultimo c.v. l’ho consegnato al direttore del Sidis tre giorni fa. Iscritta nelle liste di collocamento inutile delle Provincia da cinque anni. Disponibile anche come cameriera e donna delle pulizie. Per fare la badante son troppo esile. Gli imbecilli che cianciano sui social dall’alto delle loro posizioni di privilegio, forse dimenticano che anche i mestieri più umili sono nelle mani delle cooperative o delle comunità religiose. Per una persona come me, e immagino come te, non rimane che star qui in finestra a denunciare certe assurdità ed essere perfino trattate da rompiballe. Sì, è così cara Francesca, ci tocca anche star zitte. Io ho iniziato a lavorare a quindici anni, e non l’ho mai fatto gratis. va beh. per fortuna che sui social non ci sto più da mesi. Almeno risparmio in bile. ;)) facciamoci forza. Grazie per il commento, mi sento meno sola. 😀

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