geni della prosa: rileggendo Bradbury

“Le foglie autunnali sfioravano il selciato nel chiaro di luna così da far sembrare la ragazza che lì si muoveva come inchiodata a una pista mobile, come se lasciasse che il vento e le foglie la spingessero innanzi. La sua testa era parzialmente china per osservare le scarpe che agitavano le foglie intorno, la faccia era sottile e bianca come latte, ed era una specie di fame gentile quella che si chinava su ogni cosa con instancabile curiosità. Un’espressione, quasi, di pallida sorpresa; i neri occhi erano così intenti al mondo, che non sfuggiva loro alcuna mossa. La sua veste era bianca e sussurrava. Gli parve quasi di udire il movimento delle sue mani, mentre la ragazza camminava, e il suono infinitamente piccolo, ora, il bianco tremolare della faccia che si volgeva, quand’ella si accorse di essere vicinissima a un uomo ritto in attesa in mezzo alla strada”.

FAHRENHEIT 451
Ray Bradbury
(Mondadori)
traduzione Giorgio Monicelli

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