autodefinirsi

ci si autodefinisce perché non c’è più nessun “dove” verso cui andare. non ci sono più obblighi di buone maniere né binari da seguire. non un “sé” che riesca ad accettarsi così com’è. come è stato destinato dal proprio corpo o dall’indole, o dal talento. unico e inimitabile.
non ce la si fa proprio a essere, e basta.

ognuno si ritaglia un ruolo e definisce il proprio spazio, facendo attenzione che nessuno travalichi il confine, che nessuno gli rubi attenzione, o voce.
ci autodefiniamo ogni giorno sulle biografie dei social network, dei blog, dei romanzi che vorremmo stampare, come se la memoria degli altri non bastasse più a contenerci.

siamo qualcuno se contiamo per gli altri. siamo bellissime e affascinanti, oggetti del desiderio unici, assieme ad altre decine.
siamo, soltanto se qualcuno ci vuole.
siamo, se qualcuno ci riconosce all’interno della definizione che ci siamo date. del confine che non attraverseremo mai, quello dell’anonimato, della costruzione quotidiana attraverso l’esperienza che, spesso, non ha nulla di eccezionale.

ieri, sul bus, una ragazza si è autodefinita bellissima. forse lo era, e quindi?

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