non s’indossa il giubbotto rosso a un funerale

non tanti secoli fa, nel regno classista “no global”, “no social”,“no cafonal”, “No faccioilcazzochemipare”, la società nella quale non si era tutti democraticamente uguali soltanto perché si stava al mondo e si aveva facoltà di parola in 140 caratteri, ma dove la statura di ognuno veniva misurata per nascita, talento, studi intrapresi, esami dati, votazione ottenuta e buona educazione ricevuta, al quel tempo, dunque, si aveva un certo rispetto per i defunti.

era non più di 20 anni fa e ci si recava ai funerali abbigliati adeguatamente. pensa te! e non per forma, no, quella serviva da spauracchio a chi non capiva proprio, per quelli che all’epoca erano chiamati ignoranti e che non riuscivano proprio a farselo entrare nella zucca il concetto semplice che a un funerale ci si veste adeguatamente (che se non leggi non puoi saper scrivere, che se non sai parlare è meglio che tu stia zitto affidandoti a chi ne sa più di te).
ma lasciam perdere, parliamo di tanti anni fa, quando il “lei” non lo si usava per insultare.

comunque, l’altro giorno (non importa dove né perché), guardavo il SkyTG24 e mi è capitata l’immagine chiara di un tizio, italiano, quarantenne e in perfetta forma fisica che, con indosso un giubbotto rosso, trasportava la bara di qualcuno (non so chi e nemmeno importa): lo diceva anche Totò nella “Livella” che quando cessiamo di respirare siamo tutti uguali e degni delle stesso rispetto.
mi domando cosa avrà pensato l’imbecille uscendo da casa: metto quello rosso così in tivù mi si nota meglio?

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