Marito e moglie. Portrait

La moglie previdente porta capelli corti ma ben cotonati tinti di un colore deciso, come decisi sono i colori che indossa, azzurri pieni, rosa rotondi in disegni floreali dal sapore orientale sulla casacca lunga che nasconde la pienezza del suo corpo e braccia troppo corte. Polsi larghi, appesantiti da bracciali finti, di chi si dà da fare da sempre con la terra e che malvolentieri ci ha dovuto rinunciare, che si è adattato alla vita di città con cui non trova affinità, che odia senza ammetterlo perché se e vergogna, che un po’ ci capisce anche di computer, che ha rincorso nipoti e figli e la loro modernità che toglie il fiato e non la fa dormire.

Viaggia con borse di paglia multicolore, sgargianti come abiti e capelli, piene di cartocci rumorosi, di avanzi, di giornali già letti che troveranno comunque una collocazione in cucina, nei mille cassetti dove ripone da quarant’anni bollette, cartamodelli mai realizzati e tappi di bottiglia.

Suo marito tace, dopo aver riposto i bagagli sotto lo sguardo severo della moglie. Visibilmente schiacciato dalla personalità della donna che sposato, amato molto e molto odiato. Di cui non si è mai liberato, figlio di un’idea totalizzante dell’unione, fratello di comodità coniugale e abitudine, amico di un’esistenza già segnata che sogna solo un comodo e ovattato stare al mondo. Che non vede al di là del proprio naso.

Tace, risolvendo definizioni di cruciverba che lei ha scartato. Tace, occupando i pochi spazi che lei gli lascia liberi. Tace, ruminando caramelle che lei pesca a caso nella borsa e che nemmeno gli offre, che scarta rumorosamente e che gli infila in bocca.

Tace, rassegnato a una morte precoce  causata dalla fettina che lei gli propina quasi ogni sera, da insaccati e salsiccia del paese. Tace, mentre la guarda darsi da fare tra pacchetti e buste: regali, regaletti e sciocchezzuole destinati alle cognate. Tace, socchiude gli occhi e sorride. Forse, penso io, si sogna tra le braccia di una biondina esile, remissiva e taciturna.

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