Piene di sé

Dirsi belle, guardate e ammirate è quanto di meno signorile si posa leggere o sentire. Mi domando cosa una donna pensi di ottenere, se ammirazione, invidia o applausi, a raccontare di come venga concupita per strada, sui social e al lavoro. Mi domando anche se queste signorine che, a parole proprie e con poco garbo, descrivono sguardi indecenti sul proprio didietro, abbiano avuto una mamma o una nonna a istruirle sul buon uso del fascino e della seduzione. È un po’ come avere in mano un’arma e puntarla contro se stesse. La modestia era un tempo la virtù più usata dalle donne belle, perché la bellezza fa paura di per sé e la consapevolezza crea addirittura terrore in un uomo. Non sono poi così convinta che alla platea degli utenti dei social o dei commensali al pranzo di Ferragosto faccia un buon effetto chi si va autoproclamandosi bella, corteggiata e amata. Alla “tendenza” segue quasi sempre un’inversione di tendenza e se per alcuni anni ci hanno fatto credere che l’essere sfacciate fosse un must, la buona educazione e le antiche fiabe popolari ci insegnano il contrario. Che alla bellezza esteriore debba corrispondere anche quella interiore poi, è verità assoluta.

Fidatevi di una zia un po’ rompicoglioni e a questo punto della vita anche conservatrice, se siete belle e lo sapete, evitare di metterci il carico da novanta urlandolo ai quattro venti. A meno che non vogliate ottenere l’effetto contrario ed essere annoverate tra la maggioranza delle donne “piene di sé” e prive di altro.

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